Civitavecchia

Miseria e Nobilta

Lello Arena - Miseria e nobiltà
Miseria “o” nobiltà? Domanda retorica. Eppure il mondo ancora oggi si divide tra queste due categorie che poco hanno a che fare con la giustizia e l’ingiustizia, con la morale e la più spietata immoralità ma molto hanno a che fare con la strage di valori e di cultura da un lato e la messa in campo della creatività, del sano istinto di sopravvivenza, della capacità di adattamento dall’altro. Tra le ceneri della miseria - “quantità insufficiente, inadeguata ai bisogni o per sé stessa troppo scarsa” - e gli stenti, fa capolino la resilienza e con essa la misura delle proprie forze, il sorriso, la gioia di sentirsi vivi, l’umanità più profonda che non trascende il peggio dell’essere umano ma ne NOBILITA il meglio...

Dunque non ci resta che la nobiltà di sentimenti perché quella blasonata è morta da tempo, così come i dinosauri si sono estinti e al suo posto la nuova borghesia ha trovato pane per i suoi denti nel consumismo e nella globalizzazione.
In un pianeta dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri: non ci resta che... ridere. E qui Lello Arena giunge perfetto erede di quella maschera tra le maschere che appartenne ad Eduardo e ai suoi epigoni. Non ci resta che ridere, dunque, con una maschera oggi più che contemporanea, perfetta fusione tra Lello Arena e Felice Sciosciammocca. Ridere, riderci su, in attesa del miracolo. E cos’è il teatro se non il luogo dove il miracolo può manifestarsi? Tra le bancarelle di San Gregorio Armeno a Napoli, possiamo trovare corni e presepi e santini ma anche maschere storiche della commedia dell’arte, da Pulcinella fino a quelle di un’attualità tragicomica, passando necessariamente per i personaggi delle commedie di Scarpetta... per giocare, ancora oggi, al gioco della risata senza approfondimenti psicologici ma con tutte le possibili riflessioni che regala poter assistere e penetrare l’affresco esplosivo di un’intera umanità.

“Ombre si dice siano, queste maschere, ombre potenti”. E le ombre trovano di nuovo i loro corpi, una volta di più, avanzando lentamente fino a riempire gli spazi bidimensionali di una proiezione del passato, un filmino in bianco e nero, fino a strappare la tela dello schermo gigante, ridando consistenza e spessore umano ai personaggi e alle cose. Tutto intorno restano i brandelli della ‘tradizione’ che ha forgiato il presente e che torna come un monito di qualità e passione. I personaggi sono già tutti presenti, come fantasmi affamati o come statue classiche fatiscenti, armature o sarcofagi nei quali hanno proliferato come parassiti i ricchi, sempre più ricchi ma sempre più inconsistenti. Tutto vive di nuovo, tutti ci sciogliamo in mille risate, il miracolo accade ancora una volta, e chissà che il sogno presto diventi realtà per tutti noi. Intanto, signore e signori, godiamoci le gesta goffe ed esilaranti di una ‘nobilissima miseria’ che ancora oggi sa giocare con la Vita.
(Luciano Melchionna)

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